Internet e l’intelligenza collettiva
Tratto da Nòva24 N.49 del 26 Ottobre 2006
supplemento del IlSole24ore
http://nova.ilsole24ore.com/
Pierre Lévy, nato in Tunisia nel 1956 ma cresciuto in Francia, è un filosofo che studia l’impatto di internet sulla società. Egli considera i computer strumenti per aumentare le capacità di cooperazione non solo della specie umana nel suo insieme, ma anche quelle di collettività come associazioni, imprese, gruppi locali. La sua teoria più famosa riguarda l’esistenza di una «intelligenza collettiva»; il suo libro più recente pubblicato in Italia è “Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie” (Feltrinelli). Il brano che segue è tratto da un’intervista concessa a Mediamente nel 1998.
http://www.mediamente.rai.it/HOME/BIBLIOTE/biografi/l/levy.htm
DI PIERRE LÉVY

Quello di «intelligenza collettiva» non è un concetto di mia invenzione. In un certo modo è l’invenzione propria dell’umanità. Cos’è la cultura? È la dimensione collettiva dell’intelligenza e poiché possediamo questa intelligenza collettiva siamo degli esseri umani; l’intelligenza collettiva è data dalla memoria collettiva, da un immaginario collettivo. Siamo quel che siamo grazie all’esistenza delle istituzioni, delle tecniche, dei linguaggi, dei sistemi di simboli, dei mezzi di comunicazione.
Questo è il livello più generale dell’intelligenza collettiva e la nostra intelligenza individuale è totalmente infiltrata dall’intelligenza collettiva; non saremmo intelligenti se non usassimo il linguaggio, se non fossimo stati allevati in una certa cultura. Insisto molto sul fatto che per me l’intelligenza collettiva umana è molto diversa dall’intelligenza collettiva delle formiche o delle api. Un formicaio è intelligente ma non lo è una formica; essa non è più intelligente quando il formicaio diventa più intelligente mentre quanto piu’ l’essere umano vive in una cultura ricca tanto piu’ lo spirito individuale si arricchisce.
Esiste percio’ una dimensione olografica nell’intelligenza collettiva; in fin dei conti quello che mi interssa é l’arricchimento di una persona.Se una persona partecipasse all’intelligenza collettiva, tale esperienza dovrebbe consistere in un’esperienza di emancipazione, non significa affatto essere rinchiuso in qualcosa di unificatore. Esiste un’altra dimensione molto importante ed è l’intelligenza collettiva come progetto. Quando si legge ciò che hanno scritto le persone che hanno inventato internet, che hanno messo a punto i primi forum elettronici — persone come Ted Nelson e Douglas Engelbart che hanno inventato il mouse, il multi phone o come Tim Berners-Lee che ha inventato il world wide web —, pur non impiegando, nei loro scritti, la parola esatta di «intelligenza collettiva», è esattamente quello che vogliono dire. Queste persone si sono chieste quale fosse il migliore utilizzo di tutte le tecnologie interattive digitali, nella volontà di aumentare l’intelligenza dei gruppi, di mettere in sinergia le memorie, le immaginazioni, le competenze e di fare funzionare tutto questo in quel preciso modo. Era un progetto originale all’epoca. Non dobbiamo dimenticare che il grande progetto mitico dell’informatica per molto tempo è stato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non era né il progetto di Ted Nelson né quello di Douglas Engelbart o di chi lavorò sui forum elettronici. Loro hanno detto no allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’importante è l’intelligenza collettiva.
Ma c’è anche una questione politica. Con internet possiamo finalmente renderci conto che non possiamo avere accesso a tutto. Possiamo toccare questa realtà con il dito, significa che tutto è fuori portata, tutto è non manipolabile e l’intelligenza collettiva è intotalizzabile. Il progetto che ho cercato di formulare all’interno del libro Intelligenza collettiva è molto generale, e riguarda un progetto di civilizzazione. Se dovessi riassumerlo in poche parole direi: «Qual è la principale ricchezza dell’umanità? È la sua intelligenza, la sua memoria, la sua immaginazione» le sue forze mentali e spirituali». Tutte le altre sue ricchezze derivano da queste prime. Mentre si gestiscono in modo straordinariamente preciso le ricchezze finanziarie, le miniere, e sempre più anche le risorse ecologiche, si lasciano deperire incredibilmente le risorse in competenze, in intelligenza.
giulia.crivelli@ilsole2401r.com
Quarta di copertina:
La realizzazione della connessione telefonica dei terminali e delle memorie informatiche, l’estensione delle reti di trasmissione digitale ampliano, giorno dopo giorno, un cyberspazio mondiale, nel quale ciascun elemento di informazione si trova virtualmente in contatto con qualunque altro e con tutto l’insieme. I personal computer sono diventati sempre più potenti e facili da utilizzare, le loro applicazioni si sono diversificate ed estese. Si è assistito a un processo parallelo di interconnessione di reti, cresciute all’inizio isolatamente, e di aumento esponenziale degli utenti della comunicazione informatizzata. Rete di reti che si basano sulla comunicazione ‘anarchica’ di migliaia di centri informatici nel mondo, Internet è diventato oggi il simbolo del grande medium, eterogeneo e transfrontaliero, definito cyberspazio. Quanto poi al futuro che esso dischiude, non esiste un determinismo tecnologico o economico; si prospettano per i governi, i grandi operatori economici, i cittadini scelte politiche e culturali fondamentali. Non si tratta esclusivamente in termini di impatto, ma anche di progetto, si tratta di inventare tecniche, sistemi di segni, forme di organizzazione sociale che permettono di pensare assieme, concentrare forze intellettuali e spirituali, moltiplicare immaginazioni ed esperienze, negoziare in tempo reale e a ogni livello soluzioni pratiche ai problemi complessi, rendere la società intelligente a livello di massa.



