Agcom: l’ora delle decisioni
Tratto da IlSole24Ore di Giovedì 3 Maggio 2007
di Carmine Fotina
Entro l’anno l’Autorità per le comunicazioni vuole arrivare alla separazione della rete d’accesso [tag]Telecom[/tag]. Il percorso sarà lungo e complesso: la consultazione pubblica è stata approvata ieri e Telecom, concorrenti, consumatori e aziende che producono sistemi di tlc avranno due mesi di tempo per inviare le loro osservazioni. Il testo, preparato dai tecnici del garante con i commissari Stefano Mannoni e Nicola D’Angelo come relatori, è una sorta di “libro bianco” sulle [tag]telecomunicazioni italiane[/tag], in cui si motiva la necessità di arrivare a un intervento così drastico e si fornisce una fotografia complessiva del mercato e della regolamentazione.
Il progetto dell’Autorità è arrivare a una «divisione separata per la gestione, lo sviluppo e la fornitura dei servizi basati sulla [tag]rete di accesso[/tag]» in modo da assicurare piena parità di trattamento tra la divisione commerciale di Telecom e gli operatori alternativi.
Si seguirà per ampie linee il modello inglese di [tag]Openreach[/tag], divisione di British Telecom, ma con significative varianti.
Innanzitutto Telecom dovrà aprire ai concorrenti la parte più evoluta della rete di accesso: non solo “l’ultimo miglio” in rame, ma anche il [tag]next generation network[/tag] che impiegherà la [tag]fibra ottica[/tag]. Inoltre, l’ex monopolista potrà optare per la societarizzazione. Anzi, si tratterebbe di una soluzione gradita all’[tag]Authority[/tag] per due motivi: faciliterebbe la trasparenza e la separazione e renderebbe la società separata «autonoma e capace di attrarre capitali e investimenti nella rete d’accesso». D’altro canto, però, una [tag]newco[/tag] avrebbe il difetto di essere una struttura poco flessibile di fronte ai cambiamenti di mercato, tecnologici e regolamentari.
TELECOM DOMINANTE
Nel testo, approvato all’unanimità dal Consiglio, l’[tag]Agcom [/tag]sottolinea che l’operatore dominante «mantiene il controllo, in regime di monopolio, di una infrastruttura essenziale e non replicabile secondo criteri di economicità». Si trova «in una situazione di dominanza in tutti i mercati telefonici, all’ingrosso e al dettaglio, e ha una quota estremamente elevata, al di sopra della media europea, anche nei nuovi servizi a banda larga e larghissima». E questa situazione, secondo l’Agcom, ha riflessi anche sul [tag]digital divide[/tag] che ancora caratterizza l’Italia. Inoltre aumentano i casi di contenzioso con gli operatori alternativi, come dimostrano le istruttorie avviate dall’Antitrust e l’intervento sempre più frequente dei Tribunali (l’Autorità cita ad esempio l’intervento di [tag]Fastweb [/tag]alla Corte d’Appello per comportamenti anticoncorrenziali di Telecom).
Tutto questo dimostrerebbe che l’attuale quadro regolamentare si sta rivelando insufficiente e che solo la separazione funzionale darebbe maggiore equilibrio al mercato.
IL PERIMETRO
Sui confini della divisione o società che verrà creata non ci sono ancora certezze, ma sarà fondamentale l’esito della consultazione. L’indicazione però è quella di includervi anche le parti più innovative. La divisione dovrà fornire ai competitor di Telecom anche il servizio di [tag]bitstream[/tag], cioè una modalità molto evoluta di accesso alla banda larga. E dovrà aprire gli apparati che gestiscono la tecnologia [tag]Vdsl2[/tag] necessaria per offrire ai clienti servizi a banda larghissima (da 20 megabit al secondo e oltre).
NUOVA RETE E GOVERNANCE
Il dossier firmato da Calabrò e dai relatori D’Angelo e Mannoni si sofferma ampiamente sugli investimenti necessari per aggiornare la rete telefonica con un impiego sempre più esteso della fibra ottica. Occorrerà assicurare una remunerazione certa degli investimenti. Le regole, in sostanza, dovranno favorire gli interventi sul next generation network. La divisione o società potrebbe essere libera di fissare un giusto mix per le tariffe all’ingrosso di accesso alla rete, consapevole che prezzi troppo bassi non remunerano gli investimenti e prezzi troppo alti si scaricherebbero al dettaglio. Per la [tag]governance [/tag]si seguirà quasi fedelmente il modello inglese. La divisione o newco avrà un board di controllo con maggioranza di membri indipendenti, marchio e incentivi separati ma in più rispetto ad Openreach presenterà un piano autonomo di investimenti sulla rete d’accesso.
PERCORSO A OSTACOLI
Il garante Corrado Calabrò rivendica il lavoro compiuto: «Con questo documento l’Italia si conferma uno dei Paesi più avanzati in Europa nella definizione di regole che favoriscano al tempo stesso la concorrenza e gli investimenti». Ma dovrà guardarsi da diverse insidie. Per ottenere da Telecom impegni vincolanti l’Agcom dovrà concedere in cambio una certa libertà sui prezzi al dettaglio, e non sarà facile su questo punto trovare il consenso dei gestori alternativi.
Calabrò potrebbe comunque giocare la carta di riserva e utilizzare l’[tag]emendamento Gentiloni[/tag] imponendo la separazione anche senza accordo.
Ma in quel caso dovrà convincere la UE del fatto che, nonostante i prezzi siano in calo e il livello di liberalizzazione sia considerato avanzato dalla stessa Commissione, la [tag]separazione della rete[/tag] è un intervento indispensabile.
carmine.fotina@ibole24ore.com
il documento dell’Agcom sullo stato delle Telecomunicazioni in Italia