Un cappuccino senza latte
Di Next Generation Network se ne parla anche nel nostro corso.Viene affrontato il problema della saturazione delle centraline TI indotta da troppa connettività Adsl e dalla conseguente e impellente necessità di costruire una rete DSLAM con centrali di ultima generazione.
Di fibra neanche a parlarne per i costi troppo elevati, ma qualcosa bisognerà pur fare.
L’articolo che segue credo affronti le problematiche in modo corretto, ma penso che TI sia in forte ritardo nell’adeguamento strutturale della rete e forse qualcuno dovrebbe farglielo notare in modo un po’ piu’ pesante…
Buona lettura.

Guai a costruire reti nel deserto
di Francesco Sacco
pubblicato su Nòva24 N.67 di Giovedì 8 Marzo 2007.
Il mantra che l’opinione pubblica e gli operatori telefonici italiani si rimandano vicendevolmente è che la [tag]Next Generation Network[/tag] (Ngn) sia necessaria al futuro del Paese e anche all’avvenire del settore. Ne sembrano convinti anche in Germania, tanto che il Governo ha deciso di sfidare la Commissione europea e concedere una regulatory holiday a Deutsche Telekom per lo sviluppo della sua nuova [tag]infrastruttura di rete ad alta velocità[/tag].
Si potrebbe obiettare che non c’è nulla di male ad assicurare un ritorno a chi fa un consistente investimento. Soprattutto se ciò va a creare un’infrastruttura che è preziosa per il Paese. Ma allora la domanda è: quanto è importante una Ngn per un Paese come l’Italia?
Le Ngn richiedono notevoli investimenti e tempi lunghi per ripagarli. Strutturalmente non hanno limiti di capacità tali che si possa immaginare di saturarle in un futuro prossimo e hanno costi di manutenzione molto inferiori alle reti in rame. Insomma, hanno tutte le caratteristiche delle infrastrutture non replicabili o dei monopoli naturali. Lo hanno capito bene Verizon e AT&T che negli Usa si sono lanciate nella loro realizzazione.
L’Italia ha un assetto peculiare delle telecomunicazioni. Nelle case ha un’unica [tag]rete di accesso[/tag], al contrario di quanto accade in altri paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Francia; la redditività dell’operatore incumbent è tra le più elevate al mondo e la sua quota di mercato è così alta, sia nel mercato della telefonia fissa sia del broadband, da non avere paragoni tra i paesi avanzati.
Ma non si può giudicare la situazione italiana limitandosi alle telecomunicazioni. L’Italia negli ultimi anni ha sempre di più evidenziato un problema strutturale di competitività, la cui causa principale, secondo il Governatore Mario Draghi, è la ridotta crescita della produttività che deriva non tanto dal «modello di specializzazione settoriale» ma da «debolezze strutturali» come «l’insufficiente ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione» (Considerazioni finali, maggio 2006). In parole povere, se si investisse di più in [tag]informatica [/tag]e in [tag]telecomunicazioni[/tag], anche le imprese di settori molto maturi, come la meccanica e il tessile, ne trarrebbero giovamento. Ma mentre il fatturato delle telecomunicazioni in Italia dal 2000 è aumentato del 34%, quello dell’informatica è cresciuto appena dello 0,5%. È come se si stesse cercando di fare un Cappuccino senza latte. Ma l’ingrediente che manca non è quello che viene pubblicizzato così di frequente.
Le [tag]reti del futuro[/tag] da sole non servono a molto perche’ sono davvero poche le cose che in mancanza proprio non possono essere fatte.Servono nella misura in cui permettono di fare piu’ efficacemente cio’ che altrimenti sarebbe comunque fatto, ma peggio, e valgono per quello che si è disposti a pagare per questa extra-performance. E cosa? La situazione italiana non sembra proprio ideale. Da una parte, ci sono pochi utenti. L’incidenza delle telecomunicazioni sul Pil a partire dal 1999 è passata dal 3,3% al 4,1% e continua a crescere senza che ciò impedisca all’Italia di posizionarsi terzultima in Europa per la diffusione della [tag]banda larga[/tag]. Dall’altra, ci sono poche applicazioni. La spesa in hardware a partire dal 2003 è cresciuta del 4% mentre quella in software è diminuita dello 0,3%; nello stesso periodo a livello mondiale la spesa in hardware è cresciuta del 7,7% e quella in software dell’11,4%.
Con queste premesse, la Ngn si presenta come un’autostrada destinata a rimanere deserta di utenti e di applicazioni. Darà mai ritorni adeguati se rimarrà così ampio il divario tra le sue prestazioni e la sua utilità? L’Iptv da sola non sembra una risposta sufficiente. Servirebbe invece un’informatizzazione più diffusa e una riduzione del digital divide, un problema strutturale dato che il 65,5% degli italiani vive in centri con meno di 50.000 abitanti e che pesa più al Nord che al Sud.
Ridurre il digital divide allarga la partecipazione alla “società dell’informazione” e fa crescere esponenzialmente i ritorni di chi investe in informatizzazione.
Se aumentano i benefìci, allora si moltiplicano gli investimenti e, nel tempo, cresce anche la domanda per infrastrutture di rete che a questo punto giustificherebbero un cospicuo investimento nella Ngn.
È come se l’Italia avesse di fronte a sé due strade.
La prima è dare priorità alle prestazioni della Rete. È costosa, ha l’aura della modernità ma non cambierà molto i problemi strutturali del Paese. La seconda è aumentare la partecipazione alla società dell’informazione. Offre sudore e lacrime chiedendo pochi investimenti e tanta manutenzione, prezzi bassi e affidabilità, aziende più moderne e una Pubblica amministrazione più evoluta. È una strada difficile, ma concreta e possibile.
Qualcuno potrebbe essere tentato dal dire che rinunciando alla Ngn si condanna Telecom Italia. Ma Ti è un patrimonio nazionale, che non merita di essere sperperato inseguendo chimere come la media company, ma neanche in eccessi di gestione finanziaria o nel difendere male posizioni ormai insostenibili. La quota di mercato di Ti, sia nella telefonia fìssa sia nel [tag]broadband[/tag], è troppo alta e a breve dovrà necessariamente diminuire. L’azienda con l’attuale gestione finanziaria non ha abbastanza risorse per sviluppare adeguatamente né la Ngn né la rete esistente per rimuovere il digitai divide. Occorre comunque scegliere e la scelta è, dati i vincoli, tra due investimenti subottimali. Sembra che tutti siano convinti che la prima sia la strada migliore. Ma, nel trade-off, è solo investendo nella seconda che Ti difenderebbe il suo asset più prezioso, la rete.