internet e motori di ricerca

15 Novembre 2006

Social Networks.

Archiviato in: reti/internet, web 2.0 — Tag:, , — admin @ 09:58

Entra in internet per scoprire come si muovono e che cosa si scambiano le nuove comunita’

tratto da: “Twenty-something Essays by Twenty-something Writers”
(Venti e rotti saggi di scrittori di venti e rotti anni)
Ed. Random House

myspace.logo
Ho 24 anni, un buon lavoro, degli amici. Ma come molti altri della mia generazione ho scambiato il contatto umano reale per una dose di sorrisi più affidabili su MySpace, di cenni su Match.com e di colpi su Facebook. Vivo per le viste di Friendster, i commenti ai profili e i messaggi da Dod-geball che si affollano ogni notte nel mio cellulare.
Preferisco, per dirla in breve, un mondo affollato di intimità virtuale. Potrà essere elettronica, ma è sempre intimità. Inoltre, il contatto degli sguardi alla fine non è tutto quello che di solito si crede e le espressioni facciali sono difficili da controllare. La mia vita procede così: ogni mattina, prima di lavarmi i denti, mi collego a Instant Messenger per far sapere a tutti che sono sveglia. Controllo la nuova posta, i messaggi o le immagini, i bollettini, gli inviti, le richieste degli amici, i commenti al mio blog o le citazioni del mio blog o quelle su di me sui blog degli amici. Subito dopo apro il mio cellulare per controllare i messaggi Dodgeball della notte precedente.
Dodgeball è la [tag]rete[/tag] più intima e invasiva alla quale appartengo. Mette in contatto la mia comunità online con il mio cellulare, in questo modo, quando spedisco un messaggio di testo al 36343 (Dodge), il programma spedisce un messaggio indicando a quelli della mia rete Dodgeball dove mi trovo.
Passo i messaggi per vedere dove sono stati i miei amici la notte scorsa e a che ora, e seguo i loro passaggi nei vari locali, notando quando i loro giri si incrociano. Controllo sulla mappa di Google che mostra i posti dove i miei amici sono stati e quanto sono stati vicini l’uno all’altro. Vedo che Christopher e Tom la notte scorsa sono stati distanti l’uno dall’altro di solo un isolato, ma che non si sono incontrati.
Mi collego ai miei account su Friendster, Facebook, MySpace e Nerve per essere certa che le barre della posta siano attive con richieste degli amici, messaggi e testimonianze. Sono ossessionata dalle testimonianze e le richiedo incessantemente. Sono la valuta sociale non plus ultra, dichiarazioni pubbliche dello status d’intimità di una relazione. “Ho nostalgia dei pazzi giri che faccio con te di mattina e ho voglia di scappare per un po’ di caffeina e di pettegolezzi”, scrive Kathleen sul mio spazio MySpace che tutti possono leggere. Spesso qualcuno scrive: “I just posted to say I love you” (sono andata/o in Rete per dire che ti amo).
Vedo i profili dei miei [tag]amici[/tag], clicco sui link che mi permettono di entrare nei profili dei loro amici (e degli amici dei loro amici e così via), tenendo sempre d’occhio la piccola barra che sta sopra ogni profilo e che indica i collegamenti che ho attivi. Una ragazza che conosco dall’università è amica di un amico del mio migliore amico del Minnesota. Si sono incontrati nel campeggio estivo a 13 anni. Il fidanzato di una mia amica del lavoro è amico di uno dei miei amici delle superiori. Prendo nota dei collegamenti e mi faccio una nota per contattarli con [tag]Instant Messaging[/tag] (Im) più tardi. Su Facebook salto di profilo in profilo cliccando sulle facce delle foto messe online. Trovo una foto dì mia sorella e del suo fidanzato, clicco sulla sua faccia ed entro subito nel suo sito per vedere com’è.
In ogni immagine ci sono dei codici sociali. Le ombre e gli occhi prominenti: non ha fiducia nel proprio aspetto. Lontano e con uno sfondo bellissimo: voglio che tu sappia che sono una persona avventurosa. Solo a metà nell’inquadratura, ho un bell’aspetto, ma ci tengo che tu sappia che ho anche un lato artistico. Ogni profilo equivale a una campagna pubblicitaria pianificata fin nell’ultimo dettaglio. Clicco sul bottone di Friendster “Chi mi ha visto” per controllare chi è andato a vedere recentemente il mio profilo e se qualcuno che non conosco ha guardato il mio profilo, vado immediatamente a visitare il suo. Mi viene una scarica di adrenalina quando penso che l’amica di un amico che mi ha sempre incuriosito è anche, evidentemente, incuriosita da me.
Immaginate se potessimo essere così bravi anche di persona.
[tag]Online[/tag], tutti hanno un’armatura sociale a prova dì proiettili.
Trovare la perfetta [tag]comunità online[/tag] non è così facile come sembra. Alcune sono troppo piccole. Dodgeball è così piccola che è quasi troppo personale e richiede un’attenzione costante. Non solo devo aggiornare costantemente il mio profilo online, ma i messaggi di testo richiedono risposte immediate. Per restare nel giro, a volte, è necessario incontrare gli altri membri della mia rete Dodgeball di persona. Allo stesso tempo, MySpace è così grande che quasi non riesco a trovare un posto per cominciare una mia minirete e lanciare i collegamenti. Ho dieci profili ma, a pensarci, molti meno amici.
Cerco nuove comunità su Internet in continuazione. Sono già numerose le persone con un account a Plazes.com?
Sono abbastanza carina per Nerve? Posso entrare a fare parte di Geocaching.com se non possiedo un GPS? E quelli di Fark.com sono del tipo con cui andrei d’accordo? A quanto pare, i membri di Fark.com hanno invitato a stare da loro altri membri di Fark.com rimasti senza casa a causa dell’uragano Katrina. Questo fa apparire bella e sensibile la loro comunità. Vale senz’altro la pena avviare qui un profilo. Plazes.com si basa sul fatto che si pubblichi il proprio indirizzo GPS sulle mappe di Google e sul fatto che si individuano le persone non solo per gli interessi, ma anche per il posto in cui si trovano, io ovviamente ho anche un profilo presso di loro e mi collego ogni giorno. Ma ancora non conosco nessuno di questo gruppo, quindi non sono ancora pronta per parlarne ai miei amici. Perché, vi chiederete, devo far parte di così tante comunità online? Non è faticoso starci dietro? Devo appartenere a tutte queste comunità perché ciascuna di queste mi permette di entrare in contatto con delle persone a livelli differenti di intimità. Non ti conosco ma credo di volerti nella mia rete? Ti contatterò tramite Match.com o Nerve. Andrò a vedere come sei in MySpace. Ci conosciamo da un po’ di tempo ma non siamo stati in contatto recentemente? Basta un messaggio tramite Friendster. Amici dei miei amici che voglio conoscere meglio? Dodgeball o MySpace. Buoni amici e vogliamo avere un contatto più frequente? Dodgeball. Veramente buoni amici? Instant Messaging. Ora, quando penso a quasi tutte le persone che conosco mi viene in mente il loro [tag]nick[/tag]. Anche quando le incontro di persona. Tramite Instant Messaging parlo con i miei amici in Giappone o in Giamaica tanto frequentemente quanto parlo con quelli che vedo tutti i weekend. Allo stesso modo, ho degli amici nella mia lista dei miei migliori amici che vivono nel mio quartiere e con i quali parlo solo tramite Im. Non ci sogneremo neppure di trascorrere del tempo insieme di persona. Abbiamo abbastanza collegamenti online per il nostro grado d’intimità e non sento l’esigenza di migliorare il nostro rapporto stando con loro se non in Rete. 0 come dicono su Friendster, alcune persone sono amici di secondo o di terzo grado.
Uso anche Im come un tool per seguire ancora i miei ex. So quando si collegano e leggo i loro messaggi. Posso continuare a sapere cosa succede nella loro vita senza che loro sappiano che ci tengo ancora. Buona o brutta giornata, dormono o sono svegli, vedo quello che stanno facendo, se e quando sono collegati a Internet. A volte, però, anche loro si fanno furbi e cliccano l’occhietto che sta sulla lista dei migliori amici AIM che lì rende “invisibili”. È un modo molto meno aggressivo che evitare di rispondere a un messaggio.
Ogni sito vuole presentarsi come una comunità. 20 saggiSempre di più, i blog e i siti popolari stanno andando nella direzione opposta a tutto il resto tentando di estendersi verso il mondo offline. Siti come Flavorpill, Meetup e GeoCaching difatti incoraggiano e facilitano un’interazione reale tra i loro rispettivi membri.
Flavorpill organizza delle feste mensili per i suoi abbonati. Frequentando quelle feste, mi sono trovata diverse volte in situazioni imbarazzanti. Non potevo scollegarmi, così ho deciso di entrare a fare parte di SecondLife. A ogni membro di SecondLife viene dato un avatar, un corpo tridimensionale per il quale si possono scegliere i vestiti, il tipo di pettinatura, il tipo di corpo e il genere. I membri di SecondLife hanno un lavoro SecondLife, famiglia e amici. La popolazione supera i 200 mila membri. La gente virtuale di SecondLife si parla in incontri di tipo intimo. Passano le giornate a raccontarsi dei pettegolezzi, a fare shopping, a litigare, a farsi l’un l’altro dei tatuaggi, a baciarsi, a sposarsi, persino a darsi alla prostituzione e a stilare denunce di abusi sessuali. Recentemente ho ingrandito i seni del mio avatar e immediatamente mi sono trovata circondata da uomini che mi palpavano. Avrei potuto presentare una denuncia per molestie se avessi voluto, ma non l’ho fatto. Per un po’ ho avuto un fidanzato virtuale, Darren, ma non si è fatto vivo con me ultimamente.
Evidentemente non ci sono macchie in questo mondo. Non si deve mangiare e nessuno si ammala. Ogni membro sceglie il proprio tipo di corpo, quindi nessuno è brutto. Potresti pensare che uno agirebbe in maniera differente su SecondLife, nel suo corpo perfetto e in una persona creata appositamente. Ma mi sono resa conto che mi comporto in maniera abbastanza simile a come mi comporto nelle relazioni che fanno parte della mia vita reale. L’amore virtuale è ancora complicato. Per ora mi hanno messo in una lussureggiante isola tropicale per imparare a muovermi. Una volta che avrò imparato virtualmente a raccogliere le cose e a spostarle, a stare seduta e a camminare e a saltare, mi sposteranno nella città principale. Ma mi hanno chiamato “neonata” diverse volte, quindi so che non sono ancora pronta.
Non vedo l’ora di ricollegarmi. Girando nel mondo reale un fine settimana, sono andata a una festa Flavorpill. Stavo aspirando il fumo della sigaretta con il capo di Flavorpill, quando i nostri due cellulari hanno squillato allo stesso tempo. Entrambi li abbiamo aperti per vedere chi ci stava contattando. Lui si è girato verso di me e ha detto: «Dennis? Dovrebbe andare davvero in qualche posto che non conosce ancora». Allora ho guardato lo schermo del mio telefonino e ho notato che Dennis aveva lanciato un messaggio Dodgeball comunicando che si trovava in un bar del Lower East Side, il quarto messaggio di quel tipo in quella settimana. Mi sono girato verso il tipo di Flavorpill e ho detto: «Non sapevo che tu facessi parte della rete di Dennis». Lui ha assentito. Ci siamo messi a ridere, lo ho esclamato: «Ma tu non fai parte della mia rete. Perché non fai parte della mia rete?». Non potevo crederci. Eccoci di persona ed entrambi eravamo parte della rete di Dennis, senza far parte delle nostre rispettive reti. Una cosa che non succede quasi mai.
Senza guardarmi lui ha risposto: «Salta su». «Su che cosa?». «Sulla mia rete».

(*) Teodora Stites abita a New York dove lavora nel campo delle ricerche di mercato. Questo articolo è un adattamento tratto da Twenty-something Essays by Twenty-something Writers {Venti e rotti saggi di scrittori di venti e rotti anni), ed. Random House.
Inserto “Donne” di Repubblica, Sabato 11 Novembre 2006

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