Lasciate che il mondo vada in rete.
Nòva24 Settimanale di Scienza e Tecnologia del “Sole24ore” N.31 del 1 Giugno 2006
Lasciate che il mondo vada in [tag]rete[/tag]
di Eric Schmidt

Per secoli l’accesso all’[tag]informazione [/tag]- e la capacità di diffonderla - é stato appannaggio dei ceti ricchi e di quelli istruiti. Oggi internet ha eliminato buona parte degli ostacoli che si frapponevano tra l’uomo e l’informazione: il risultato é un’ effettiva democratizzazione dell’ accesso alla [tag]conoscenza[/tag] umana. Bastano solo un paio di parole chiave per avere a disposizione quasi tutto su un argomento. In pochi minuti chiunque può paragonare prezzi, prodotti e politiche. Non é quindi una sorpresa che le persone utilizzino tale potere per scegliere beni e servizi di maggior valore, per tenerne presente altri e, soprattutto, per esprimersi.
La [tag]democratizzazione[/tag] dell’ informazione ha conferito nuovi poteri a tutti noi come individui.
Non siamo più costretti ad accettare a scatola chiusa quello che l’industria, i media o anche i politici ci propinano. Mentre una volta le persone aspettavano che gli si indicassero gli eventi rilevanti, oggi possono valutare da sole cosa questi significhino e un numero sempre maggiore di persone commentano gli avvenimenti, creando blog ogni secondo.
E’ la prima regola di internet: le persone hanno molte cose da dire.
Non vogliono più essere soggetti passivi dell’informazione. Vogliono avere un controllo sui media, non esserne controllati.
I critici della rete si interrogano se sia giusto che abbiamo accesso a una tale mole di informazione, o che gli utenti abbiano la possibilità di produrre loro stessi dei contenuti così facilmente quando una parte di essi sono di dubbia qualità. Si tratta di preoccupazioni legittime.
Ma in generale le persone sono molto abili nell’ indicare la differenza tra i prodotti buoni e quelli cattivi o tra informazioni giuste e sbagliate. In realtà é la libertà degli utenti finali l’elemento che ha reso [tag]internet[/tag] il successo che é oggi.
Ho potuto realizzare in maniera evidente il grado di ingegnosità umana recentemente, quando ho scoperto che circa un quarto delle ricerche effettuate tramite [tag]Google[/tag] sono nuove. Questo dato sorprendente dimostra che, al posto di “mettere il silenziatore” alla nostra intelligenza come alcuni sostengono, internet sta alimentando la curiosità della gente incoraggiandola a porsi nuove domande e ad ampliare i confini delia propria conoscenza.
Più avremo accesso all’informazione, più la utilizzeremo. Oggi ci sono più di un miliardo di persone che navigano in rete: tutte che si connettono, comunicano e condividono informazioni. Ma questo é ancora meno di un quinto della popolazione mondiale, per di più concentrato nei Paesi industrializzati. Tra non molto tempo la [tag]digitalizzazione[/tag] consentirà anche agli abitanti dei Paesi in via di sviluppo di accedere alle stesse informazioni che sono a disposizione di noi occidentali. Un ragazzino africano, per esempio, sarebbe in grado di trovare documenti di ricerche da tutto il mondo o di consultare antichi manoscritti da una biblioteca di Oxford. Oggi il “[tag]digital divide[/tag]” preclude queste possibilità. I Paesi sviluppati hanno un tasso di penetrazione di internet che é piu di dieci volte superiore rispetto a quello dei Paesi in via di sviluppo.
Nel mondo in via di sviluppo le linee telefoniche fisse sono disponibili solo per i pochi ricchi delle aree urbane. Nell’Africa sub-sahariana, per esempio, meno dell’ un per cento delle case ha una linea fissa. Anche se ogni abitazione avesse una connessione a banda larga ad alta velocità la gran maggioranza delle famiglie non potrebbe permettersi un personal computer, che costa spesso molte volte più del loro reddito annuo medio.
E’ per questa ragione - credo - che l’accesso a internet attraverso la telefonia mobile può giocare un ruolo fondarnentaIe nell’ aiutare a colmare il gap di conoscenza tra ricchi e poveri. I telefoni mobili sono meno cari dei pc, ce ne sono tre volte tanti, crescono a un ritmo doppio e sono dotati in misura sempre maggiore di accesso a internet. In più la Banca mondiale stima che più di due terzi della popolazione mondiale vive alla portata di una rete di telefonia mobile.
Il cellulare é destinato ad essere il prossimo fenomeno internet.
Detiene la chiave di un accesso per tutti, con tutti i benefici conseguenti.
In solo pochi anni internet si é spostato dalla periferia al cuore delle nostre vite.
Per trovare una rivoluzione della tecnologia delle comunicazioni di tale portata bisogna tornare all’ invenzione della televisione.
Si dimentica troppo spesso che il World Wide Web é ancora nella sua infanzia: attualmente solo il 10% dell’informazione mondiale é disponibile online.
La rete internet sta forzando le certezze di sistemi consolidati:modelli di businness del secolo scorso, media tradizionali, nozioni di giurisdizione nazionale, perfino concetti antiquati di controllo.
Si tratta di una sfida per tutti. Alcuni di quelli messi sotto pressione, più di tutti i Governi con il
loro potere di regolamentare e legiferare, sentiranno inevitabilmente il bisogno di reagire. Ma, piuttosto che concentrarsi sul controllo della rete, i legislatori nazionali dovrebbero concentrarsi sul modo per fornire accesso a internet a più gente possibile in più Paesi possibili ..
L’obiettivo é un mondo in cui ogni essere umano inizia la propria vita con le stesse possibilità di accesso all’informazione, le stesse opportunità di imparare e lo stesso potere di comunicare. Sono convinto che si tratti di un obiettivo per il quale valga la pena lottare.
©«Financial Times»
[tag]Eric Schmidt[/tag] é chief executive officer di Google