internet e motori di ricerca

20 Maggio 2006

L’amichevole controllore

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Dal Manifesto del 16 Maggio 2006 “chips&salsa”

di Carola Frediani

Se mai dovesse realizzarsi l’incubo orwelliano paventato dai detrattori di Google, quando i nostri messaggi email, le conversazioni via messenger, gli appuntamenti programmati, le foto, i documenti, i file del computer, insieme alla ricerche web e alla storia delle pagine visitate, saranno in balia di qualcuno o qualcosa che vorrà usarli contro di noi, ebbene, quel giorno ci domanderemo come tutto questo sia potuto accadere. Ovvero come sia stato possibile affidare senza battere ciglio una tale mole di dati a una sola azienda.
Quel giorno è ovviamente ancora di là da venire, e forse non arriverà mai. E la nostra noncuranza verso la disseminazione di informazioni personali assomiglia un po’ alla spensieratezza di chi vive in un periodo di trasformazioni e innovazioni travolgenti. Di cui Google è stata ed è la portabandiera.
Del resto l’azienda di Mountain View con le informazioni ci sa fare. Il suo motore di ricerca, lanciato nel 1998, segna uno spartiacque nel rapporto degli utenti con l’internet. Molti non sapevano neppure cosa fosse PageRank - il criptico algoritmo che presiede alla scelta e alla classificazione dei risultati di una ricerca - ma vivevano in prima persona l’esperienza di trovare più facilmente e velocemente quello che cercavano. Il tutto all’interno di una homepage tanto minimalista e funzionale da risultare quasi chic. Oggi l’onnivoro search engine fruga tra notizie, immagini, newsgroup, video, mappe, articoli messi in vendita: all’inizio del 2006 indicizzava oltre 25 miliardi di pagine web, 1,3 miliardi di immagini e un miliardo di messaggi Usenet. Un contenuto immenso di cui viene pure fatta una copia (cache) che spesso funziona da archivio della rete.
Con queste credenziali - dobbiamo ricordare che il termine google, soprattutto in inglese, designa l’azione di ricerca web tout court? Che la pratica di cercare (o verificare) informazioni su qualcuno digitando il suo nome nel motore è l’abc di qualsiasi utente internet? - non è stato difficile per la società californiana stupire e titillare il suo pubblico attraverso Gmail, il noto servizio di posta elettronica via web. Al momento della sua nascita, il primo aprile 2004, qualcuno pensò addirittura ad uno scherzo: 1 Gygabyte di spazio gratis? Oggi i Gyga sono due, ma oltre ai byte a disposizione va segnalata la sua potenza di ricerca, fruibile attraverso l’apposito motore, all’interno di una concezione che fa saltare le classificazioni e le cartelline tradizionali. Al confronto con l’amo di Google che pesca istantaneamente quello di cui abbiamo bisogno il riordino dei materiali dentro i folder appare infatti come un tic da nevrotici. Gmail ha sdoganato i servizi di webmail, ha convinto gli utenti delle meraviglie di un account che ti fa da archivio personale (contiene tutto: i messaggi inviati, ricevuti, le bozze, gli allegati) e che è accessibile da qualsiasi connessione. E’ vero, c’è quella pubblicità contestuale, quei link sponsorizzati che ti appaiono ai lati dei messaggi, ma quasi non te ne accorgi. E’ vero, un sistema abbina inserzioni mirate sulla base delle parole chiave presenti nelle tue missive, tuttavia - assicurano - è del tutto automatizzato. Occhio umano non vede cuore d’utente non si preoccupa della propria privacy.
Ma la posta è stata solo un inizio, per quanto fondante. Perché Mountain View non poteva stare fuori dal promettente mercato della messaggistica istantanea, e Google Talk lo dimostra. Ora che la sua chat è anche integrata dentro Gmail (in un box ci appaiono la buddy list e la possibilità di mandare subito un messaggio a un nostro amico senza dover installare l’apposito client) emerge ancora più chiaramente il disegno unificatore della società di Larry Page e Sergey Brin. Quello che filosoficamente si declina come organizzare l’informazione mondiale rendendola universalmente accessibile e utile» (come dire, una ‘mission’ impossible); e che praticamente significa non solo entrare nel web attraverso la porta Google, ma muoversi da un’attività all’altra senza mai lasciare il suo terreno, attraverso un insieme di servizi collegati e integrati. È questa la delizia che attira molti utenti già conquistati dai primi prodotti della casa: restare in un ambiente noto confortevole e funzionale, in una matrice di innovazioni, anche un po’ troppo ostentate. Ma è pure la croce che assilla i sospettosi, inclini a pensare che dietro l’immagine sempreverde della start-up e dei freschi programmatori milionari si celi una nuova imprevedibile Microsoft.
A ulteriore conferma della strada sinergica imboccata dall’azienda è arrivato recentemente Google Calendar, l’agenda online graficamente simile a un calendario, dove scrivere o importare gli eventi e gli appuntamenti. L’organizer - basato su tecnologia Ajax - può essere condiviso con amici, o essere pubblicato sul web, e verrà a sua volta integrato con Gmail: la casella di posta sarà in grado di individuare nei messaggi ricevuti eventuali appuntamenti in modo da facilitarne l’inserimento in agenda.
C’è uno spirito sociale e collaborativo, in quest’ultima applicazione, una grafica accattivante, un sapore di web 2.0 che ultimamente compare spesso nelle novità di casa Mountain View. E che è ancora più evidente nell’ultima versione di Google Desktop: il software - che permette di scandagliare il proprio computer recuperando quasi qualsiasi tipo di documento o informazione - è arricchito con una serie di gadget da posizionare sul proprio schermo o in una barra laterale. Si tratta di miniapplicazioni che consentono di tenere sott’occhio, in contemporanea, la posta, il calendario e la chat, oltre che una serie di lanci da Digg o Delicious, il meteo, e l’orologio. La scelta di queste utility da desktop è in realtà molto ampia.
In questo modo l’azienda rilancia e diversifica, anche se poi il suo core business e asso nella manica è sempre lo stesso, la query. E poiché ha capito che la nuova internet sarà sempre più spinta dai contenuti e dalla partecipazione degli utenti è andata addirittura a rivedere il suo algoritmo di ricerca. Di questi giorni infatti è il lancio di Google Coop, un sistema che sfrutta le competenze dei navigatori per aiutare il search engine a riportare le informazioni più rilevanti. Ovviamente tutto ancora da sperimentare. Del resto, le sperimentazioni dalle parti di Mountian View sono pane quotidiano. Quasi tutti i servizi citati sono in fase beta, ovvero in una modalità provvisoria e di test pubblico. I collaudatori ovviamente sono gli utenti. Risiederà forse anche in questo il fascino oscuro del colosso del web: i clienti partecipano un po’ della sua eruzione di idee e innovazioni. E paradossalmente si sentono in controllo anche quando rischiano loro di finire controllati.

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