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3 Maggio 2006

Video Invaders (da “nòva24″)

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tratto da “nòva“, settimanale di Scienza e Tecnologia del “sole24ore”
N.25, Giovedì 20 Aprile 2006. www.ilsole24ore.com

VIDEO INVADERS
di Luca De Biase

Il paradosso delle uniformi nasce dal fatto che creano una distinzione, proprio rendendo uguali coloro che le indossano. Generano identità di gruppo limitando l’identità individuale. E il paradosso delle uniformi si diffonde: dalla moda alle automobili, ai nuovi media. La stessa tv é destinata a essere investita dal paradosso. logo nòva24Anche se non ne sono chiare le conseguenze, come dimostra la quantità di esperti che si dedicano a scoprire il senso della tv digitale. Ma cominciamo dall’inizio: anche perché questo 2006 é proprio l’inizio di una riorganizzazione del medium più importante del Novecento che si prepara, con sei anni di ritardo, al Duemila.
In effetti, una vera e propria invasione di televisori é in arrivo. I poggiatesta dei taxi di Taiwan ospitano due tv rivolte ai clienti e in Italia alcune auto pubbliche gia montano piccoli video che scendono dal tettuccio, aprendosi su una prograrnmazione pubblicitaria piuttosto invasiva.
Come già avviene su molti aerei. Intanto, all’aeroporto e in metropolitana, grandi schermi, come cartelloni pubblicitari animati, mostrano notizie, calcio e messaggi promozionali. Non é che l’aspetto piu evidente del fenomeno. L’invasione avrà molte facce. Una moltitudine di telefonini, diventati terminali per la tv digitale terrestre, si aggiungerà agli iPod che già ora mostrano l’inatteso fascino dei programmi che si possono scaricare via internet e guardare nel piccolo video portatile. Nello stesso tempo, una massiccia avanzata di decoder prenderà di mira le case: per la tv satellitare, per la digitale terrestre e per i bouquet di canali aggregati dalle compagnie telefoniche e diffusi via Adsl. E ci sarà anche la guerriglia delle micro-televisioni via internet, diffuse come siti web senza bisogno di decoder, con prograrnmi di solito on demand, destinate a moltiplicarsi all’infinito, raggiungibili attraverso aggregatori come Google Video e YouTube o scaricabiIi con iTunes.
Le tendenze sono legate all’evoluzione della tecnologia, alla visione imprenditoriale delle compagnie che guidano il fenomeno, alla competenza e lungimiranza delle autorità pubbliche che dovranno regolarlo, alla creatività degli autori ed editori che lo doteranno di senso. Almeno tre piattaforme non necessariarnente convergenti, per altrettante sigle ancora poco familiari - dvb, dvb-h, iptv - si contenderanno un mercato complesso: nel quale la tv commerciale, fondata sulla pubblicità, si confronterà con quella visibile solo a pagamento. Mentre la spontaneità del web si riverserà anche nel video, grazie all’evoluzione di quel nuovo medium orizzontale oggi dominato dai blog testuali, destinati almeno in parte a trasformarsi in videoblog. Vincerà la mobilita del cellulare, magari aiutata dai microproiettori inseriti nei telefonini per una visione condivisa o dagli occhiali che consentiranno di vedere i prograrnmi dvb-h con la qualità di un maxischermo? Oppure vincerà la semplicità, persino eccessiva, della digitale terrestre casalinga? 0 invece prevarrà quella sorta di tv via cavo organizzata dai maggiori fornitori di accesso a internet sulla scorta dell’esperienza già fatta da Fastweb? O infine sarà più popolare la visione dei microprogrammi distribuiti liberamente dal pubblico della rete? I poteri forti si faranno sentire. Ma quali saranno i poteri più forti?
Non sarà facile cavalcare l’onda. Anche se in molti ci provano. In ltalia, Telecom Italia, presente su tutte le piattaforme, dal1e infrastrutture ai contenuti, é costretta a giocare contemporaneamente in difesa e in attacco: ma la sua terza rete tv, usata per diffondere nell’etere programmi prodotti dal pubblico nel quadro del futuribile contenitore, molto internettesco, chiamato Flux, dimostra che la direzione non é definita, ma che tanto per non sbagliare si costruisce un aggregatore della tv bottom-up. Più decisamente difensivistica, Mediaset combatte per governare il modello di business. E la Rai, che non cessa di sperimentare su tutte le piattaforme, sembra orientata a lavorare per l’interoperabilità, credendo nel vantaggio che può trarre dallo sviluppo complessivo delle reti digitali. La 3,intanto, si prepara a dimostrare che la tv mobile é davvero possibile. Un fatto é certo: la moltiplicazion¢ dei programmi accessibili. Le conseguenze sono un terreno d’indagine appassionante.Sappiamo già che, come in ogni altro caso di digitalizzazione dei contentuti, anche per la tv comincerà a valere la «legge della coda lunga» che descrive la nuova distribuzione della popolarità dei programmi: riducendo la concentrazione sui bestseller e ampliando lo spazio per i prodotti di nicchia. In corrispondenza con la fine della società industriale, arriva la trasformazione della regina dei mass media, la tv uguale per tutti, ma non arriva, se vale il paradosso, la fine delle piazze in cui tutti si ritrovano: i gruppi sociali si mettono un’uniforme mediatica, per ritrovarsi e,insieme, per distinguersi dagli altri. Un programma come «Porta a porta» cessa di essere piazza di tutti, ma le piazze non cessano di esistere: semplicemente si moltiplicano. Internet insegna. Per ora.

luca.debiase@ilsole24ore.com
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