Google in Cina
tratto da “Il Sole24ore” del 24 Novembre 2005
«Le vostre azioni in [tag]Cina[/tag] sono vergognose. La vostra tecnologia e’ uno strumento nelle mani della dittatura»
Il deputato democratico Tom Lantos ha usato parole pesanti contro [tag]Google[/tag], [tag]Yahoo[/tag], [tag]Microsoft[/tag] e [tag]Cisco Systems[/tag], convocate ieri dal Congresso per rispondere all’ accusa di aver aiutato il governo di Pechino a mettere la museruola alle liberta’ civili. «Avete ammassato grandi ricchezze - ha aggiunto - ma evidentemente scarso senso della responsabilita sociale».
Gli attacchi di Lantos sono stati tutt’altro che isolati. Critiche alla complicita’ della Corporate America con la repressione di Pechino sono piovute dall’intera Commissione sulle relazioni internazionali della Camera.
I rappresentanti dei quattro colossi di internet e dell’hi-tech hanno ribattuto che la loro presenza nel paese asiatico contribuisce, anche’ con molti limiti, alla diffusione delle conoscenze e della liberta.«Operare in Cina comporta l’ autocensura - ha detto il portavoce di Google, Elliot Schrage - questo va contro i nostri principi, ma abbiamo deciso di entrare, nel mercato cinese perche’ possiamo dare un contributo per quanto imperfetto alla circolazione
dell’informazione». L’audizione al Congresso e’ avvenuta in un momento di crescente tensione tra gli Stati Uniti e la Cina. Martedi’ l’ amminislrazione Bush ha accusato il Governo di Pechino di non aver compiuto progressi su capitoli scottanti quali la tutela del diritto d’ autore e l’ apertura del mercato alla concorrenza straniera, minacciando un’ applicazione molto piu’ rigida delle leggi commerciali vigenti e il ricorso a “ogni opzione” per difendere gli interessi americani. Al Senato, e’ inoltre allo studio una proposta di legge che prevede di concedere alla Cina relazioni commerciali normali solo per periodi rinnovabili ogni 12 mesi.E il segretario del Tesoro John Snow ha dichiarato che gli Usa «non sono soddisfatti», della lentezza con cui la Cina sta procedendo nel percorso per arrivare a una libera fluttuazione dello yuan …
Nel clima di insofferenza per Pechino si e’ inserito lo sdegno dei deputati e delle Associazioni di difesa dei diritti civili per la collaborazione fornita dai colossi tecnologici americani che operano nel territorio del colosso. asiatico. Yahoo e’ sotto accusa per aver aiutato la polizia cinese a identificare un giornalista che aveva attaccato il governo su un sito web. E le quattro societa’ sono state oggetto di pesanti critiche per aver escluso dai risultati delle ricerche su internet in Cina parole come “democrazia” o eventi storici quali la rivolta di piazza Tien an men.
Per i colossi americani ignorare un mercato con oltre cento milioni di utenti e’ difficile. E, invece di critiche, chiedono aiuto.Nel corso dell’udienza hanno rinnovato l’ appello al Govemo Bush perche’ intervenga direttamente nella definizione di una straegia comune da opporre alle richieste di censura di Pechino. Per il momento la Casa Bianca ha risposto annunciando la creazione di una taskforce per studiare i limiti alla libera circolazione delle informazioni imposte dai regimi repressivi. Un piccolo passo visto che l’organo di controllo non avra’ alcun potere esecutivo.Potra’ pubblicare rapporti a beneficio dell’opinione pubblica, ma non avra’ artigli per graffiare.
Corrado Poggi
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