internet e motori di ricerca

3 Marzo 2006

Il motore si e’ montato la testa

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tratto da “[tag]nòva[/tag]” Settimanale di Scienza, innovazione e tecnologia del “Sole24ore” - 24 Novembre 2005
di Dan Gillmor

Gli analisti e i giornalisti finanziari sono ormai a corto di superlativi con cui descrivere Google. Del resto, si sono mai viste societa’ giovani mettere a segno una tal crescita esponenziale? Si susseguono a tambur battente le aggiunte al suo kit di strumenti web, in perenne evoluzione, e altre iniziative, inclusa un’offerta per dotare San Francisco di collegamenti wireless e un’altra per catalogare il contenuto di vaste biblioteche.Non passa giorno senza che sui giornali non appaiano riflessioni sui suoi requisiti per surclassare la rivale Microsoft. E i numeri ci sono; una crescita spettacolare di ricavi e utili, una valorizzazione alle stelle e, a detta dei numerosi fan di Google, una potenzialita’ pressoche’ illimitata. Gli ultimi risultati trimestrali mostrano, senza che si possa eccepire, un’autentica esplosione che va al di la’ di ogni aspettativa. Senza dubbio Google sta diventando una grande societa’, che ha dato inizio a una rivoluzione nella ricerca e nella pubblicita’. A conti fatti, cio’ e piu’ un bene che un male. Tuttavia, con il successo ha fatto la sua apparizione una patina di superbia che rischia di velare l’eccellenza. Non c’e’ studente di storia che non sappia che l’arroganza dell’orgoglio porta guai. I leader di Google si atteggiano troppo spesso, consapevoli della loro superiorita’ verso gli altri. Su alcuni di questi comportamenti si puo’ sempre meno sorvolare, attribuendoli a delle debolezze plausibili per un’azienda appena adolescente, perche’ offuscano i principi in base ai quali la societa’ ha raggiunto una tale imponenza. Vi e’ sempre stata una nota di orgoglio da parte di Google, ma in principio era una ventata d’aria fresca nel convenzionale mondo societario. Il rifiuto di offrire la consueta “guidance” (previsioni sui risultati dei mesi successivi, ndt) , che rafforza la miopia di breve periodo di Wall Street, e’ stata un piacevole diniego a un gioco pernicioso. Molti denigrano, intanto, la proprieta’ su due livelli come iniqua per gli investitori. Non condivido. Google ha annunciato con franchezza le sue intenzioni prima di immettere le azioni sul mercato.
Inoltre, i fondatori e direttori volevano la liberta’ di pianificare nel lungo periodo.
Pero’, la mancanza di trasparenza quasi assoluta della societa’ spinge l’idea, un po’ troppo in la’.Una cosa e’ attenersi a un principio, un’altra farsi beffa del mondo intero, come quando Google ha tenuto un incontro ufficiale facendovi partecipare il Cfo, chief food officer, e non il chief financial officer. E’ stato divertente, ma anche una bravata che lascia a lungo l’amaro in bocca. Poi e’ seguita la lotta al coltello di Google con l’editoria, e questa si fara’ acerrima. Tutto sommato, sono propenso a parteggiare per Google sul progetto della biblioteca elettronica: la trasformazione in digitale e catalogazione del patrimonio letterario di cinque grandi biblioteche. Editori e autori stanno facendo ricorso alle vie legali per dissuaderla dall’intento di trattare opere protette da copyright senza le dovute autorizzazioni.
Penso che in generale, gli oppositori di sbaglino, sebbene apportino delle obiezioni legittime in materia di diritti d’autore. Il progetto mi sembra essere un’idea per rendere piu accessibili al pubblico le opere letterarie, specialmente quelle meno note, e Google ha rimarcato che mettera’ a disposizione dei ricercatori web solo minuscoli estratti, giusto un paio di frasi, per ogni libro. Le pretese di Google che tutto cio’ fara’ del mondo un luogo migliore e’ probabilmente un affronto all’intelligenza media di un bambino di cinque anni, ma non dei PhD che stanno nei campus delle societa’ di Silicon Valley. Il punto e’ fare di Google una macchina da soldi ancora piu remunerativa, se poi il progetto aiutasse pure il mondo, tanto meglio, sarebbe una lieta conseguenza. Poi ci sono la problematica della [tag]privacy[/tag] e la questione cinese, che non spariranno, e nemmeno e’ giusto che ciò avvenga.
La politica di Google sulla privacy non salvaguarda sufficientemente i dati personali degli utenti, il che equivale, a questo riguardo, a un “fidati di noi”. E perche dovremmo? Il fatto che la condotta sulla privacy degli altri motori di ricerca sia pure inadeguata, come i difensori di Google puntigliosamente sottolineano, non dovrebbe scusare le defaillances di colei che ha l’egemonia nel settore. Per di piu’, la volonta’ di Google di accondiscendere alla censura del Govemo cinese e’ quantomeno sconcertante, laddove il fondamento della sua ragion d’essere e’ proprio “il sapere e’ potere”. E nemmeno e’ una buona scusa che le altre societa’ tecnologiche siano altrettanto ossequiose verso i regimi dittatoriali. Le aziende possono cambiare in meglio, non solo in peggio, e Google lo ha fatto in un incidente recente. In luglio ha sospeso ogni contatto ufficiale con i giornalisti di Cnet, il leader americano deli’informazione tecnologica on line. L’affronto? Un sito di Cnet aveva divulgato una notizia che illustrava come poter violare la privacy usando gli strumenti stessi di Google, focalizzando l’attenzione sull’amministratore delegato Eric Schmidt. L’interdizione che avrebbe dovuto durare un anno, si e’ rivelata ridicola. Nel giro di qualche settimana, Schmidt ha ripreso ufficialmente il dialogo con Cnet e tutto e’ stato perdonato. Questo testimonia la capacita’ di Google di riconoscere un errore e porvi rimedio. La societa’ dovrebbe prendere in maggior considerazione questo concetto e applicarlo in altri settori. Oggi non ha bisogno di amici, ma ne avra’ un domani.

Copyright Financial Times Traduzione di Piera Salta

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